
Secondo il rapporto UniCredit per il 36% degli imprenditori serve miglioramento prodotti
L'internazionalizzazione, specie le esportazioni e la scoperta di nuovi mercati, è la grande opportunità che le piccole imprese di Bologna possono e devono cogliere per rilanciare l'economia del territorio. Questo il principale risultato del settimo Rapporto sulle Piccole Imprese di UniCredit, i cui dettagli locali sono stati presentati da Luca Lorenzi, responsabile del Territorio Centro Nord per UniCredit, e da Stefano Rossetti, responsabile del Network Famiglie e Pmi Emilia Romagna UniCredit.
In un contesto economico generale caratterizzato da una domanda interna che stenta a ripartire sia sul versante privato sia su quello pubblico, l'export appare l'unica vera strategia che le piccole imprese di Bologna hanno per uscire dalla crisi e attuare nuove politiche di crescita. Secondo i risultati del Rapporto, tra le piccole imprese locali è diffusa l'opinione che il processo di internazionalizzazione abbia risvolti positivi per il sistema microimprenditoriale locale. Per il 35,6% degli imprenditori intervistati, il processo di internazionalizzazione avrà come conseguenza una maggiore richiesta di personale qualificato e che quindi la sfida sui mercati internazionali si giocherà per lo più sul terreno di un miglioramento qualitativo dei prodotti.
La percentuale di imprenditori che ha indicato come conseguenza del processo di internazionalizzazione l'apertura di nuove opportunità di mercato (26%), pur importante, risulta però significativamente inferiore al dato regionale (36%) e nazionale (33,5%). Questo, secondo il rapporto, potrebbe essere conseguenza del fatto che le imprese bolognesi hanno intrapreso percorsi di internazionalizzazione in maniera più significativa (5,8% contro 4,6%) rispetto alla media dell'Emilia-Romagna, regione con grande vocazione all'export, e hanno quindi già sfruttato in parte le potenzialità legate alla ricerca di nuovi mercati.
Però per tre piccole aziende su quattro, l'area in cui si sviluppa il business raramente supera i confini provinciali e regionali (ciò vale sia a livello provinciale che regionale).
Per quanto riguarda la fiducia, rilevata tra giugno e settembre 2010 e relativa ai futuri 12 mesi, si conferma una situazione di incertezza. Per le piccole imprese di Bologna le aspettative per il futuro prossimo sono più pessimistiche (indice di fiducia pari a 100) rispetto a quelle rilevate a livello regionale (101) e nazionale (104). Questo trend è simile a quello già rilevato per il 2009, seppure si sia ridotto il gap tra dato nazionale e provinciale (da -5 a -4).
Tuttavia sono proprio le imprese più internazionalizzate ad esprimere livelli maggiori di fiducia per il futuro: in regione l'indice di fiducia delle microaziende attive sui mercati esteri supera di otto punti quello delle altre (100). Questo testimonia come per le piccole imprese del territorio la proiezione sui mercati internazionali non rappresenti più solo un'opzione, ma una vera e propria necessità.
Il Rapporto individua alcuni aspetti su cui le imprese che intendono intraprendere percorsi di internazionalizzazione possono puntare:
1) Una maggiore focalizzazione sul made in Italy, inteso come attenzione agli aspetti qualitativi del prodotto, unito a un rinnovato focus sulle strategie aziendali: ciò vale a maggior ragione a Bologna dove l'indagine ha registrato un upgrading qualitativo (maggiore qualità e contenuto tecnologico dei beni/servizi offerti) e strategico (ampliamento gamma beni/servizi offerti, politiche di marketing, aumento patrimoniale) inferiore rispetto ai risultati regionali.
2) Ricerca di nuovi sbocchi commerciali: occorre abbandonare logiche monomercato e aumentare la presenza sui mercati emergenti ad alto potenziale di crescita, compresi quelli geograficamente vicini come i Paesi dell'Est Europa.
3) Superamento dei vincoli dimensionali: per ovviare ai vincoli posti dalla piccola dimensione emerge un invito a dare vita a reti di imprese, necessarie a far massa critica e consolidare ilposizionamento competitivo sui mercati internazionali. In tutta la provincia, infatti, si nota ad oggi una scarsa propensione delle imprese a collaborare tra loro (oltre il 50% degli intervistati dichiara di non avere avviato alcuna forma di collaborazione con altre imprese della zona).
I risultati dell'indagine confermano, secondo Unicredit, l'importanza di un rapporto stabile con la banca, specie se internazionalizzata, in un'ottica di reciproca trasparenza e informazione. La banca deve offrire prodotti e servizi mirati, per ridurre i costi fissi associati ai processi di internazionalizzazione. In particolare, per il 60,6% delle imprese di Bologna interpellate risulta prioritario che la banca di riferimento possa contare su una rete sportelli capillarmente diffusa sul territorio e, al tempo stesso, per il 50% del campione, caratterizzata da una presenza diffusa a livello internazionale. Per le altre istituzioni, particolare importanza viene attribuita alle associazioni di categoria e al ruolo di supporto all'internazionalizzazione delle piccole imprese che esse possono svolgere. Più della metà delle associazioni di categoria interpellate nell'ambito del questionario ha tra gli associati piccole imprese che si sono rivolte a loro per avviare il processo di internazionalizzazione. Per i servizi agli associati, si va dal sostegno nella partecipazione a fiere di settore all'estero (74,7%) all'orientamento nella ricerca del partner finanziario (56,8%) senza trascurare il sostegno nella valutazione delle opportunità commerciali (52,6%) e delle rispettive controparti (51,6%).